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Jack Pallini 15021949


Questo museo e questo sito sono dedicati a Jack Pallini e non poteva mancare una parte in cui si parla di lui. Non parlerò di Jack come studioso e come paleontologo, se non con un breve accenno, perché queste sono cose che si possono trovare ovunque, in contesti anche più ufficiali. E non parlerò di Jack come uomo perché non mi assumo una capacità che non ho: esistono persone che l’hanno conosciuto per più tempo e, quindi, potrebbero parlare meglio dell’uomo, nelle sue varie sfaccettature. Ma non servirebbe perché ognuno racconterà del suo modo di conoscere Jack e io non voglio assolutamente fare altro. Parlerò, in questa sede, di chi era Jack Pallini, al secolo Prof. Giovanni Pallini, per me, Dott. Andrea Di Cencio, Er Polacco.

Giovanni Pallini, lo scienziato.
Si è formato presso la scuola romana di paleontologia e, dopo la laurea conseguita nel 1974, ha cominciato prepotentemente la sua carriera. I suoi studi biostratigrafici hanno avuto come oggetto per lo più le ammoniti giurassico-cretacee dell'areale umbro-marchigiano e con i risultati conseguiti relativi al loro studio ha fatto:

  • Prima correlazione in Italia fra faune ed Ammoniti toarciane e nannoplancton.
  • Riconoscimento della scarsa profondita' degli alti strutturali ( 50 m ) per mezzo di Coralli hermatipici incrostati su Ammoniti titoniche.
  • Prima individuazione di ambienti di shallow water simili a quelli del Bajociano di Sasso di Pale.
  • Individuazione della lacuna Bajociano-Kimmerdciano sugli alti strutturali.
  • Reinterpretazione delle condizioni paleogeografiche delle successioni di bacino del mesozoico dell'Italia centrale.
  • Prima segnalazione in Appennino di Sfinctozoi, spugne di mare poco profondo, nella Corniola carixiano-domeriana di alto strutturale.
  • Prima bio-datazione delle facies del Bugarone (Giurassico di alto strutturale).
  • Prima biostratigrafia di dettaglio ad Ammoniti ed analisi della microfacies di una sezione Aaleniano-Titonico superiore dell'Appennino marchigiano.
  • Prima individuazione di ambienti shallow water, simili a quelli titonici e bajociani, nel Lotharingiano di Gorgo e Cerbara.
  • Presentazione dell'evoluzione paleogeografica di Monte Nerone, dal sinemuriano s.s. al Berriasiano.
  • Viene proposta una nuova interpretazione delle cause che hanno permesso l'impostarsi della lacuna Bajociona-Kimmerdiciano.
  • Inizio dello studio della Maiolica barremiana con riconoscimento di un livello guida (livello Faraoni 1994) dell'Hauteriviano sommitale.
  • Prima correlazione ammoniti-magnetostrutigrafia dell'Hauteriviano-Barremiano di Gorgo a Cerbara.
  • Prima correlazione integrata di Ammoniti, nannoplancton e foraminiferi dell'Hauteriviano e del Barremiano.
  • Nuova interpretazione, dal punto di vista biostratigrafico, del limite Domeriano-Toarciano con riconoscimento di nuove specie e nuovi generi di Ammoniti del Domeriano sommitale.
  • Prima segnalazione di Ammoniti eterecone del Campiano sommitale nel Salento.
  • Rivalutazione del significato stratigrafico delle faune ad ammoniti del Carixiano.
  • Prima segnalazione di Ammoniti, anche eterocone, del Cenomaniano del Matese.

Ma non solo, era comunque un paleontologo eclettico e, infatti, tramite lo studio degli Ittiodontoliti cenozoici dell’area laziale abruzzese ha fatto:

  • Prima analisi della distribuzione delle ittiofaune mioceniche dell'Aquilano.
  • Prima descrizione dettagliata delle ittiofaune del miocene medio dell'Appennino Centrale.
  • Prima descrizione delle ittiofaune del Pliocene dell'Appennino Centrale.

In più ha organizzato i tre congressi F.E.A. di Pergola e ha presenziato il Rosso Ammonitico Symposium, e ha lavorato in vari altri congressi, l’ultimo dei quali è stato il VI Congresso sul Giurassico tenutosi in Sicilia nel Settembre 2002. Spesso ha fatto da consulente per la classificazione di ammoniti per vari musei e mostre che venivano volta per volta organizzate.
Non riporterò le sue varie pubblicazioni, perché non serve, si trovano pubblicate sulle maggiori testate scientifiche di settore e alcune liste sono disponibili online.

Giovanni Pallini, l’uomo, ovvero Jack.
Sarò sincero, al primo incontro non gli avresti dato una lira, era, all’occhio, quanto di più distante da un professore universitario si può immaginare. Per me, tra l’altro, non era solo un fatto di immaginazione, perché io avevo già conosciuto altri professori universitari proveniendo da Ingegneria ad Ancona.
Soleva incontrare gli studenti del primo anno sempre i primi giorni dell’anno accademico, anche se il suo corso si teneva sempre nell’ultimo semestre. Questi incontri servivano a “introdurre” lo studente al mondo della Geologia e poi, in particolare, della Paleontologia. Non si trattava solo di una lezione però, partiva come una sorta di… sveglia… Era una sgridata alla filosofia che porta un ragazzo a scegliere una facoltà di studi piuttosto che un’altra. Ci poneva un out-out, o cominciare a vivere e parlare Geologia da subito perché probabilmente stavamo scegliendo per la vita, oppure via veloci a cercare un’altra nostra dimensione. Non bisognava perdere tempo.
E’ stato quello il momento in cui siamo entrati a far parte di un mondo che, con i suoi panorami affascinanti e le sue didascalie profonde, ci accompagna e ci emoziona giorno per giorno. La lezione/sgridata non ha fatto che rafforzare la mia voglia di entrare, anche se in quel momento non lo sapevo ancora.
E’ stato tutto un susseguirsi di avvenimenti e vicende, escursioni in giro per l’Italia che hanno rafforzato il rapporto tra me e Pallini fino a quando non sono diventato suo tesista, mera formalità perché poi tutto è continuato come prima, con una proposta di lavoro in mezzo. In questo modo ho conosciuto Jack.
Era un uomo … ehm… come si può descrivere con le parole convenzionali un uomo che tutto era fuorché convenzionale? Mettiamola così: amava follemente il suo mestiere, sia quello di paleontologo che quello di professore, amava stare in mezzo ai ragazzi e portarseli ovunque, sia per lavoro che per divertimento. Diceva sempre che per una cosa sola preferiva fare il supplente a Chieti invece di essere strutturato, ed era il fatto che quando veniva saltuariamente, poteva stare in mezzo ai suoi studenti, seduto sugli scalini dell’università. Invece poi, quando ha avuto la sua stanza ha cominciato a sentirsi solo.
Non esitava a mettersi in macchina per raggiungere le università nelle quali lavorava, a Roma e a Chieti, partendo dalla sua Senigallia. Era sempre pronto al viaggio e non era raro sentirsi dire frasi tipo “ci vediamo lì a tal ora”, anche se “lì” era tipo 300 km e l’ora tipo le sei del mattino. Beh, in quei casi sebbene i primi sentimenti fossero un misto di rabbia e rassegnazione, alla fine ci si rendeva conto che ne valeva la pena. “Questo è il bello del mestiere”, come mi diceva sempre, mentre tutti stanno negli uffici delle grigie città comodi ma tristi, noi con un po’ di fatica, eravamo in posti mozzafiato a prendere il sole e in contatto con la natura. Ricordo del viaggio con lui in Sicilia, era Novembre e quel giorno a Chieti pioveva che Dio la mandava; appuntamento all’Università con tutti i bagagli, a caricare l’inseparabile pulmino che ci avrebbe portato a fare quello che poi abbiamo ribattezzato il Viaggio dei 4 Mari. Mi presento con uno zaino per i vestiti, uno per gli attrezzi, uno per la letteratura e maschera e pinne!
Viaggio meraviglioso, Valle dei Templi alle tre del mattino quando tutto è buio e solo i templi sono illuminati, passeggiate in foreste di palme nane che arrivano sotto il ginocchio attraverso campi coltivati a fichi d’india alla ricerca di fossili meravigliosi. Ma che ve lo dico a fa’?!
Ed erano i viaggi un altro suo pezzo forte: aveva fatto più di due milioni di km con l’automobile, circa tre volte andata e ritorno dalla Luna!
Con lui si poteva parlare di tutto e così facevamo nelle nostre giornate insieme, nella stanza tra caffè e sigarette: donne, motori, politica, scienza e musica. Un’altra sua passione: aveva collezionato più di 3000 tra Lp, cd o mc che andavano dalla musica classica a Mano Negra e To-sse, anche se preferiva la new age di Jan Garbarek o la musica di Peter Gabriel e simili.
A dispetto di come si presentava era un uomo di una sensibilità elevatissima e ci proponeva sempre di aprirci con lui, oppure non doveva dire nulla, molte persone andavano da lui per confidarsi così, semplicemente.
Aveva con ognuno un rapporto esclusivo e in ognuno di noi ha lasciato una traccia intima che resterà inamovibile.
Ad ognuno dava un soprannome e molti di questi sono diventati veri e propri nomi di battaglia, tra gli scout sarebbero i totem, che ci accompagnano ancora. Sono diventati storici nomi come Er Polacco, Adelinachi?!, Koala, Scaramacai, Yanez, la Maestrina, la Pupazza, la Pennellona, Ranger, Easy Raider, Rudista, Cicciotticeras, Ito Ato Uto, Callipigia, la Segretaria, Nicotina, Verdone, Matrioska e via di seguito. Chi ha avuto modo di conoscere Jack si riconoscerà in questa piccola lista, gli altri ricorderanno il loro di soprannome.
Aveva scritto un decalogo e poi ne aveva iniziato un altro. Con essi riassumeva uno stile di vita e una proposta filosofica. Come introduzione aveva scritto una frase che era solito ripetere in molte occasioni, scrisse: “Nasciamo con un pianto, vediamo di andarcene con un sorriso!”…
Quel giorno di fine settembre fu proprio così, mi salutò e mi sorrise… non l’ho più visto e il suo faccione allegro è tutto ciò che mi resta di lui… il più bel ricordo!
Il resto, tutto ciò che sono professionalmente e in parte fuori, nella vita di tutti i giorni, me l’ha insegnato lui, Jack, il mio amico, il mio mèntore.

Chiedo venia se questo memoriale è uscito così, striminzito e magari senza focalizzare appieno chi era Jack, ma la commozione è ancora molto forte e devo ancora razionalizzare questi 7 anni che ho passato con lui. Molte cose di Jack mi restano nel cuore e non escono, altre sono io che voglio tenerle dentro perché appartengono solo a me!


Er Polacco

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